Truffa dei pneumatici, fatture false per 28 milioni di euro: diverse società coinvolte e 13 indagati
A finire nei guai un imprenditore già arrestato e condannato per analoghe condotte che durante il periodo di detenzione è riuscito a riorganizzare la propria “struttura operativa” anche grazie all’ausilio di varie “teste di legno”

VICENZA. Sono stati quasi 40 i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, impegnati nel dare esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Vicenza nei confronti di 3 amministratori di una società operante nel commercio di pneumatici, con due unità locali a Vicenza e Sandrigo (VI) ed un portale web per le vendite online.
Contestualmente, le Fiamme Gialle beriche hanno eseguito 21 perquisizioni in abitazioni e altri luoghi nelle disponibilità di 13 indagati, nonché all’interno dei locali aziendali delle 8 società coinvolte nella frode, dislocate tra Vicenza, Padova, Albignasego (PD), Mestrino (PD) e Venezia.
Le misure cautelari hanno colpito il “vertice” del sodalizio composto da un 56enne montegaldese, destinatario di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, dalla compagna, una 43enne rumena sottoposta agli arresti domiciliari ed un 58enne sandricense per il quale è scattato l’obbligo di dimora a Sandrigo (VI).
L’operazione rappresenta l’epilogo di complesse investigazioni avviate verso la fine del 2022 dalle Fiamme Gialle dopo aver rilevato che l'imprenditore 56enne, già arrestato e condannato per analoghe condotte fraudolente, durante il periodo di detenzione è riuscito a riorganizzare la propria “struttura operativa” anche grazie all’ausilio di varie “teste di legno” - fra le quali un 56enne marocchino conosciuto nel carcere “Due Palazzi” di Padova – formali amministratori di 3 società definite “cartiere”, completamente prive di reale struttura operativa ma utili ad emettere fatture false.
L’imprenditore si è fatto, inoltre, coadiuvare anche dalla compagna di origine rumena e dal figlio 26enne, nonché da un 47enne ragioniere di Albignasego, già noto alle cronache giudiziarie che si è adoperato attivamente per tenere in vita il “core business” del sodalizio fornendo in prima persona gli strumenti giuridici per reiterare le condotte criminose.
Secondo le ricostruzioni degli investigatori, il sistema fraudolento si sostanzia nell’acquisto di pneumatici da operatori comunitari (operazioni che, per loro natura, non sono soggette al pagamento dell’Iva, che dovrebbe invece essere assolta alla prima cessione nazionale) da parte delle società cartiere, le quali emettono false fatturazioni verso le società realmente operative del sodalizio, non provvedendo poi a presentare le dovute dichiarazioni, con conseguente omissione del versamento dell’Iva dovuta, escamotage che ha consentito, grazie all’illecito risparmio di imposta, di cedere gli pneumatici alla clientela finale (automobilisti) a prezzi illecitamente concorrenziali.
In definitiva, le investigazioni hanno permesso di ricostruire l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 28 milioni di euro, con conseguente Iva evasa per oltre 3 milioni di euro. Mentre riorganizzavano la struttura illecita, i sodali hanno anche provveduto a “svuotare” le 2 società utilizzate nella precedente frode fiscale (all’esito della quale era stata disposta la prima carcerazione dell’imprenditore montegaldese) aggravando in tal modo la situazione debitoria delle stesse.
A margine del principale filone investigativo, i finanzieri hanno anche scoperto che l’imprenditore montegaldese, durante il periodo di detenzione nel carcere patavino, è riuscito ad ottenere il regime di affidamento in prova ai servizi sociali, con conseguente scarcerazione, attraverso la falsa attestazione di attività di volontariato da parte del presidente e di un allenatore di una squadra vicentina di rugby, i quali hanno rilasciato documentazione fittizia attestante la sua presenza quale piccolo manutentore degli impianti sportivi, mentre in realtà l’arrestato si stava dedicando alla gestione degli affari illeciti.
Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di emissione di f.o.i., omessa dichiarazione e bancarotta fraudolenta. Infine, l’imprenditore montegaldese, unitamente al presidente ed all’allenatore della squadra di rugby, dovranno rispondere di false attestazioni all’Autorità Giudiziaria.













